Il nostro primo autunno agricolo: un castagneto da riscoprire e raccontare
Il nostro inizio nel mondo agricolo è stato decisamente più scoppiettante di quanto avessimo immaginato.
Siamo arrivati in Appennino con tante idee, alcuni progetti già ben chiari e la convinzione che molto sarebbe nato strada facendo. Ed è esattamente quello che sta succedendo.
Perché quando inizi davvero a vivere un territorio, conosci persone, ascolti le loro storie e osservi quello che hai intorno con occhi diversi, cominci a vedere possibilità che prima non sapevi nemmeno esistessero.
Una di queste ha il profumo dell’autunno.
Tutto è cominciato da un incontro
Tra le persone conosciute in questi primi mesi c’è il nostro vicino di terreno: un giovane castanicoltore, appassionato del proprio lavoro e profondamente legato a queste montagne.
È stato lui a farci guardare con occhi diversi il nostro bosco e a mostrarci il potenziale di quei grandi castagni che, fino a quel momento, per noi erano semplicemente una bellissima parte della proprietà.
Parlando abbiamo poi scoperto qualcosa di ancora più interessante: condividiamo molte idee sul futuro dell’Appennino.
La voglia di recuperare ciò che rischia di andare perduto, valorizzare i prodotti della montagna e, soprattutto, permettere alle persone di conoscere non soltanto il prodotto finale, ma tutto ciò che viene prima.
Da qui è nata quasi naturalmente la voglia di collaborare.
Quando pensiamo alle castagne immaginiamo ottobre: foglie colorate, ricci aperti e cestini pieni.
In realtà, il lavoro comincia molto prima.
Già durante l’estate il castagneto viene ripulito da foglie, vecchi ricci, rami e materiale accumulato sul terreno.
È quasi sorprendente assistere alla sua trasformazione.
Poco alla volta, sotto quello che sembrava un normale sottobosco, compare un morbido tappeto erboso. Sopra rimangono loro: castagni enormi, alcuni davvero imponenti, che creano una sorta di tetto naturale.
Guardandolo così abbiamo iniziato a immaginare quello che potrebbe diventare.
Bambini alla ricerca delle castagne. Cestini. Famiglie sedute sull’erba. Un picnic sotto gli alberi. Qualcuno che, magari per la prima volta, scopre da dove arriva davvero la farina con cui si prepara un castagnaccio.
Ed eccoci qui.
A lavorare insieme perché questo bosco sia pronto ad accogliere non soltanto i suoi nuovi frutti, ma anche nuove esperienze.
L’Albero del Pane
Per noi raccontare il castagno significa raccontare uno dei capitoli più importanti della storia dell’Appennino.
Non a caso veniva chiamato “l’Albero del Pane”.
Per generazioni le castagne hanno rappresentato una risorsa fondamentale per chi viveva in montagna. Si raccoglievano, si conservavano, si essiccavano e infine venivano trasformate in farina, diventando la base di tantissime preparazioni della cucina locale.
Ed è proprio questa storia che vogliamo tornare a raccontare.
Non soltanto a parole.
Vogliamo farvela vivere.
Dal bosco alla farina
Quest’autunno seguiremo insieme tutto il viaggio della castagna.
Partiremo dal castagneto e dalla sua preparazione. Aspetteremo la caduta dei primi ricci, entreremo nel vivo della raccolta e poi arriverà uno dei passaggi che più ci affascinano: l’essiccazione.
Da lì nasceranno le castagne secche e, attraverso la successiva macinazione, la farina di castagne.
Una farina che arriverà anche sulle vostre tavole, ma della quale questa volta conoscerete la storia.
Avrete visto gli alberi da cui tutto è cominciato.
La raccolta.
Il lavoro necessario.
L’essiccazione.
La trasformazione.
Perché uno degli obiettivi di Raccontami l’Appennino è proprio questo: ridurre la distanza tra chi produce e chi porta quel prodotto a casa.
Il nostro primo autunno insieme
Nei primi weekend di ottobre il castagneto aprirà anche alle famiglie con le nostre giornate di autoraccolta delle castagne.
Raccoglieremo, racconteremo la storia dell’Albero del Pane, organizzeremo attività e ci fermeremo per un picnic nel bosco.
Sarà il nostro primo autunno agricolo.
E forse è proprio questo che ci emoziona di più: qualcosa che fino a pochi mesi fa non faceva nemmeno parte dei nostri programmi è diventato uno dei progetti che sentiamo maggiormente nostri.
È nato da un incontro, da una collaborazione e dalla voglia comune di dare nuova vita a qualcosa che qui esiste da secoli.
Un bosco. Un frutto. Una tradizione. E un altro pezzo di Appennino che non vediamo l’ora di raccontarvi. 🌰🍂
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